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Terre nuove

Terra  nuova come Terra murata , castello o borgo franco  fa riferimento al fenomeno , esteso a tutta l’Europa medievale, della fondazione  di centri urbani ad opera di privati come di istituzioni pubbliche a scopo di presidio  militare , per favorire il popolamento delle campagne, promuovere la produzione agricola e l’attività commerciale. Le Terre nuove si distinguono per la regolarità dell’impianto urbano a schema preordinato organizzato dal reticolo viario  a scacchiera. La definizione è applicata particolarmente al fenomeno delle Terre nuove fiorentine.

In quanto centri realizzati ex novo  le Terre nuove utilizzano un disegno planimetrico desunto da quello romano applicato alla fondazione delle colonie; infatti la planimetria  è generalmente quadrangolare  ( quadrata o rettangola) , coordinata col reticolo stradale interno. In corrispondenza della viabilità  principale generatrice della Terra nuova, sono ubicate le porte che si aprono nella cinta muraria realizzata in pietra o laterizio e dotata di torri principali e secondarie, camminamenti, merlature nonché apparati a sporgere (beccatelli ) per la difesa. Entro le mura il costruito occupa gli isolati perimetralmente in modo da lasciare uno spazio libero all’interno ( fra le parti tergali dell’edificato)  che veniva utilizzato per la produzione ortiva. Una utilizzazione  ortiva  era prevista anche per gli isolati di  margine , prossimi alle mura, in modo da consentire la sopravvivenza della popolazione in caso di assedio e contemporaneamente non offrire appoggio agli eventuali assalitori che avessero raggiunto la sommità delle mura per occupare l’abitato.

L’edilizia abitativa si elevava per due o tre piani fuori terra ed al piano terreno poteva ospitare botteghe e laboratori.

La fondazione di Terre nuove  fu inizialmente ed a lungo  appannaggio di grandi signorie territoriali ( in Liguria Del Carretto, Doria; in Toscana Alberti, Aldobrandeschi, Guidi) ma tra la fine  del XII e i primi del XIII sec. l’iniziativa divenne prerogativa  delle città e la fondazione di Terre nuove venne intesa in funzione antifeudale e antisignorile e come affermazione dell’autonomia comunale (  almeno per l’Italia centro settentrionale).

In Italia il fenomeno delle città di fondazione va di pari passo con l’affermarsi dei comuni cittadini  ( solo nel nord Italia si possono contare circa 200 nuovi centri), e con la conquista del territorio di pertinenza. Rivelatrici sono le denominazioni di Villanuova, Terra nuova, Borgonuovo, Castelnuovo.

Le Terre nuove fiorentine  o Terre murate, rispondevano contemporaneamente alla esigenza di presidiare il territorio, promuovere il popolamento, controllare la viabilità e l’economia in funzione anti nobiliare e anti feudale. La fondazione delle Terre nuove interessa il Valdarno ( a monte e a valle di Firenze)  e il Mugello, aerea attraversata dalla viabilità di valico da e per la Romagna e la pianura padana. Un primo gruppo comprende le Terre nuove del Valdarno : ne fanno parte S. Croce e Castelfranco di Sotto ( 1250-60), S. Giovanni ( 1296-99), Castelfranco di Sopra ( 1299), Terranuova ( 1337);  un secondo gruppo comprende le Terre nuove  poste a nord di Firenze sulle direttrici transappenniniche del Mugello e comprende Castel San Barnaba ( Scarperia) ( 1306) e Firenzuola (1306/1332); erano previste, non realizzate , le Terre nuove di Plano de Asentio e Giglio. Gli schemi urbanistici fondamentali si riferiscono all’impianto quadrato con piazza all’incrocio degli assi principali , o rettangolare con prevalenza dell’asse viario longitudinale e piazza che occupa tutta la larghezza dell’abitato compreso entro le mura.

I criteri di ordine e regolarità delle Terre. nuove fiorentine , sono stati interpretati come una possibile anticipazione delle ricerche sulla forma della città elaborate nei trattati del Quattrocento toscano, ma rivelano piuttosto una prassi urbanistica matura  in linea con le esperienze in atto nell’occidente europeo.

Bibliografia

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P. Pirillo, Creare comunità, Roma 2007

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